E poi arriva.

Arriva sempre quel momento, quello in cui devi smettere di rincorrere palloncini sballottolati da venti altrui. Quello in cui insegui il tuo, solo il tuo sogno. Quello che hai scelto – stai scegliendo – scegli consapevolmente ogni giorno – e lasci correre. Almeno le persone. Almeno quelle che non vogliono rimanere – contrariamente alle promesse – contrariamente alle premesse – in modo sciolto e indipendente dalle parole. Lasci andare, lasci vivere.
Decidi che smetterai di aprire casa, e preparerai solo un ottimo caffè, un modesto e accogliente salotto, per le brevi visite.
Perché arriva quel momento, quello in cui sei stanco e saggio per le esperienze, anzi, reso saggio dal vino in un attimo di estrema lucidità, e sai che pochi resteranno, e non dipenderà da cause esterne, dipenderà da un difetto di volontà, da un’incompatibilità di carattere che non é valsa la pena superare.
Ma che il salotto sia caldo e accogliente per chi di tanto in tanto tornerà, che il caffè e la torta che amorevolmente preparerai sappiano di casa, semmai volessero ripassare.
Perché dall’amica che non fa del tempo unità di misura, al fidanzato che ama di te una possibile proiezione di te, o di sé stesso, al potenziale qualsiasi cosa, prima o poi arriva quel momento in cui si parte, e non saprai perché, e tanto meno saprai per come arriva quel momento in cui ti arrendi e lasci correre.

Perché arriva, vero?

let her go…

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Thinking out (loud)

 

Io ti ho vista già, eri in mezzo a tutte le parole…

No, non era questo che volevo dire.

…sempre senza disturbare, che non si sa mai.

Ecco.

No ma poi.

C’era una volta,

tanti anni fa (!)

una me che si dichiarava mucca.

Come le mucche ruminava le cose, le informazioni, le persone. Pensava, pensava, pensava, e non si viveva molto le cose, eh.

E qualcuno, che non ne capiva abbastanza – ma con le migliori intenzioni, eh? la mucca lo sapeva e lo apprezzava tanto – beh, qualcuno che le voleva tanto bene le disse “basta ruminare!”. Come se fosse quello della Sambuca Molinari. “Basta! ho malditesta!”. No, senza malditesta, era per dire il tono.

Beh, la mucca allora cercò di ascoltare i consigli. Prima due anni di psicoterapia, certo. Però poi basta ruminare. Basta pensarepensarepensarepensa… che manca l’aria poi.

Soprattutto, la mucca iniziò a credere di non saper elaborare un pensiero compiuto. Lasciò sfide a metà. Lasciò correre per non rimanere col fiato spezzato nel rincorrere.

Lasciò andare le cause perse, e anche quelle che non valevano la pena.

E si trovò senza giudizio.

No, perché io non giudico. Si disse. Puàh!

Poi un giorno, o forse una sera, un tardo pomeriggio che le giornate iniziavano ad allungarsi, e la sua anima pure, desiderosa di spazio e di arraffare aria e vita. un pomeriggio dunque, si ricordò di essere mucca.

E che forse poi se masticava con attenzione dei giudizi ce li aveva pure lei.

E tutta sta storiella der cazzo solo per rispondere – forse – al post dell’altra sera.

 

Ciao.

 

 

Com’è che…?

Com’è che poche cose tristi, non tragiche, ma che non hanno mai goduto si una spiegazione, tornano per un attimo nella mente e cancellano settimane di fatica per recuperare/costruire un equilibrio?
Come accade che si trova il baricentro?
Come si fa?

“a coda, tutt’ ‘o sann’, è ‘a cchiù ttost’ ‘a scorticà”

“La coda, tutti lo sanno, è la più dura da scorticare”.

è come se la stanchezza non aumentasse come per una somma, +1, +1, +1, … ma come una potenza. Si moltiplica per sé stesso ed è una tarantella.

[nota: una nuova accezione del termine tarantella, non come stereotipo napoletano sole-pizza-mandolino, ma come ballo faticoso a significare che se non salti continuamente sei fuori]

A un certo punto ti rendi conto che:

– forse l’errore è stato pensare-sperare-pretendere che nessuno dicesse “goodbye”

– non è realmente una catastrofe come sembra. è solo che ce lo mostrano così, perché è così che il mercato tira. ma non ha realmente senso angosciarsi per una cosa che sembra, ma non puoi sapere com’è, in fondo.

– siamo tutti sulla stessa barca, pur non sapendo questa barca com’è davvero, in fondo.

– proprio non sapere com’è in realtà caratterizza questa barca comune, in fondo: nessuno di noi lo sa, quindi balliamo questa folle tarantella facendo finta di credere a delle regole del gioco che nessuno ci ha davvero spiegato, e che nessuno ci ha detto neanche “è così, se fai così puoi vincere”.

Dopo queste lezioncine di relativismo cosa rimane?

Come sempre, la necessità del punto e a capo. Un bisogno in più di usare parole proprie e non altrui, e di non vivere in un cartone animato dei Peanuts con tutti BLABLABLABLABLA BLABLA BLABLABLABLABLA.

Parlare per comunicare qualcosa, di piccolo magari, ma che sia significativo, e magari, ancora, se è piccolo, usare poche parole, perché non ha senso dire poco con milioni di parole, mi sono spiegata, no?

e in ultimo, una speranza, che questa esasperazione di tutte le bugie che sento si plachi. Le bugie sarebbero cose tipo “che tragedia, siamo rovinati, è impossibile, è la fine, i maya, vi amo tutti, vi odio tutti, è tutto bello, è tutto buono, è tutto terribile, era meglio prima, era peggio prima, c’è posto per tutti, non c’è posto per nessuno”.

mi sono francamente stancata delle leggi, soprattutto quando sono FALSE.

che cosa ho detto di interessante? boh. ma è il mio blog. stica.

Selfcare…

 

il proverbiale tran-tran. poco tempo per sé, aspetti i saldi e quel – l’altro proverbiale – lunedì per prenderti cura di te, iniziare la dieta, ricordarti di prendere le vitamine – ti fanno bene! – e un frutto al giorno e blablabla…
Se, come me, ogni giorno è una sfida con la paposcia, beh, ricordati della domenica!
la domenica è la giornata in cui la pigrizia vince, ma a qualunque ora ti svegli è un buon momento per lavarti il viso con le tue cremine, metterti lo smalto con calma e aspettare che si asciughi guardando un po’ di tv, magari un po’ di clio make-up che ti rinforza i propositi di self-care.

Eppoi domani, sì, è lunedì, domani è Quel Lunedì, perfetto per i saldi.
don’t wear it out!

 

 

e se ti senti un perdente, beh, cantalo! andrà subito meglio 🙂