Il momento più difficile forse

è l’estate.
Non solo perché l’estate è un inganno. Non dura 3 mesi e non è solo quel libro delle vacanze, che fai dal primo settembre, magari dal 4, dal lunedì insomma, non è tutta vacanza.
L’estate è sofferenza, caldo e zanzare mentre comunque devi lavorare. Comunque lontano da casa, dalla tua famiglia. Comunque la scelta più leggera che ti tocca fare è “una settimana per due volte, per avere dei break, o due settimane vicine, per staccare completamente?”. E come si fa a decidere?  Comunque devi fare la cosa giusta, e non lamentarti. Non lamentarti che fa caldo, un caldo che ti sfotti di vivere, un caldo che ti leva ogni velleità di volontà, che non ne posso più di struggl-iare(Cit.), non lamentarti che ti mancano le vacanze vere, gli amici e le sagre, la Fiera enogastronomica di Taurasi la chiamano i grandi, per me era La Festa, dove quasi sicuramente c’erano di nuovo i Foja o qualcuno come loro, e “l’anno prossimo rimaniamo a dormire, eh, così si può bere liberamente”. Non lamentarti che non serve a niente, la felicità te la costruisci giorno per giorno, lì dove sei. La felicità è un lavoro a mani nude, scalare una montagna con le mani ferite E le zanzare che ti mordono i piedi, anche d’estate, altro che vacanza. Non sei mai in vacanza da te stesso e dalla costruzione di te stesso.
E poi qualcuno arriva, e con un silenzio potente, o altre parole, parole altre, ti grida addosso, addosso al tuo muro di silenzio, addosso alla tua torre d’Avorio, ricordati di sentire, ricordati chi sei, chi eri, ricordati la gioia. Che ora Tommaso Primo è anche su spotify. Eh, un altro mattoncino. Bisogna capire se devo aggiungerlo o levarlo. E forse per stasera va bene così.
Buonanotte.

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