Vuoti e pieni.

Alterno fame per riempire vuoti e nausee per rifiutare situazioni e gastrite per smaltire acidità e frustrazione.
E no, anche se youtube continua a propormelo, non ho bisogno di contraccettivi-programmatori di gravidanze. -.-“””

Ok, però una volta che ve ne andate

Non é che uno se ne sta lì senza una spiegazione.
Cioè, se agisci per un obiettivo hai una ragione, e se non agisci, pure. O non hai una buona ragione per agire e quindi non agisci.
Quindi, se ve ne andate e non vi guardate indietro, abbiate il buon gusto di andarvene lì – – con una valida spiegazione di stupidità, no ste cose borderline che uno poi pare che deve tenere in considerazione e deve valutare bene e pensarci.
Non ve ne frega un cazzo? Bene. Andate a fregarvene un cazzo con coerenza.
Senza strascichi.

E poi arriva.

Arriva sempre quel momento, quello in cui devi smettere di rincorrere palloncini sballottolati da venti altrui. Quello in cui insegui il tuo, solo il tuo sogno. Quello che hai scelto – stai scegliendo – scegli consapevolmente ogni giorno – e lasci correre. Almeno le persone. Almeno quelle che non vogliono rimanere – contrariamente alle promesse – contrariamente alle premesse – in modo sciolto e indipendente dalle parole. Lasci andare, lasci vivere.
Decidi che smetterai di aprire casa, e preparerai solo un ottimo caffè, un modesto e accogliente salotto, per le brevi visite.
Perché arriva quel momento, quello in cui sei stanco e saggio per le esperienze, anzi, reso saggio dal vino in un attimo di estrema lucidità, e sai che pochi resteranno, e non dipenderà da cause esterne, dipenderà da un difetto di volontà, da un’incompatibilità di carattere che non é valsa la pena superare.
Ma che il salotto sia caldo e accogliente per chi di tanto in tanto tornerà, che il caffè e la torta che amorevolmente preparerai sappiano di casa, semmai volessero ripassare.
Perché dall’amica che non fa del tempo unità di misura, al fidanzato che ama di te una possibile proiezione di te, o di sé stesso, al potenziale qualsiasi cosa, prima o poi arriva quel momento in cui si parte, e non saprai perché, e tanto meno saprai per come arriva quel momento in cui ti arrendi e lasci correre.

Perché arriva, vero?

let her go…

Ricordi di treni, stazioni e viaggi.

[14/3 10:42] Ho visto un abbraccio bellissimo in stazione.
Una donna con un cappotto rosso che camminava svelta e sorrideva contenta, e un uomo con i baffi sale e pepe che la vedeva, lei gli ha buttato le braccia al collo e lui ha chiuso gli occhi sereno, la sua faccia diceva una cosa tipo “finalmente”. Belli da sorridere e ridere, mi sono nascosta per non far vedere che ridevo per loro.
Poi le ha riempito la faccia di baci.
Sono belle scene.

Ecco, volevo riprendermi questo ricordo. Innanzitutto é mio. E per ripescarlo non sono riuscita a scansare scatoloni di domande dolorose.
Ma.
Volevo metterci affianco una foto dei ragazzi davanti a me.
Lei gli fa una foto con il sole del tramonto che gli illumina il volto con una luce un po’ giallina.
Gliela fa vedere. Sorride. Bacia lo schermo del telefono.
Ok, Magari non era la foto appena fatta ma… quanta dolcezza c’è nel fare le parole crociate insieme, testa sulla spalla, braccia amorevolmente annodate?
Bravi ragazzi, ci si ama anche così.

(E cosa ne so io? Beh, qualcosa, giusto qualcosa, la so anch’io).

“Se lei se ne va, io resto una maniglia senza porta”.
Erri, certe parole fanno male che l’ultima volta ho dovuto smettere di leggere.

“No, dice, quello é ammore di malinconia, uno strofinaccio di lacrime e sospiri, uh quant’è scocciante. L’ammore nostro é un’alleanza, una forza di combattimento”.