Mezz’ora a fissare il soffitto.
Tutto rimesso in discussione nell’arco di mezz’ora.
Tutto.
Tre ore a camminare per Bologna. Per fingermi turista, cercando di passare inosservata (più del solito).
Per 4 scatti di poco valore con il cellulare.
Per dimenticarsi che ogni luogo é potenzialmente bello, ma la differenza la fanno i ricordi, le persone, il sentirsi di casa, il sapersi orientare.
A parte Napoli, ovvio, quella é bella sempre.
Un attimo per ricordarsi che gli amici sono la famiglia che ci scegliamo, e realizzare che chi non capisce groot é perché non ha amici come i miei. E questa é l’altra faccia della medaglia, del fatto che ho pezzetti di cuore sparsi in giro per il mondo.
E anche il silenzio ha fatto il suo sporco lavoro.
Peccato, solo, quel sottile ma inespugnabile desiderio di mandare a quel paese chi non mi capisce.
Chi crede di sapere. Chi pensa di riportarmi all’ “ordine”.
Ordine di cosa? E di chi?
Cosa c’è, c’era o c’è mai stato in ordine?

Quanto é strano prendere un treno diretto a Napoli e scendere a Bologna?

Il freddo dentro di quando trovi muri davanti, a destra e a sinistra, e un sano istinto di autoconservazione ti suggerisce di camminare all’indietro e salvarti finché sei in tempo. Il freddo dentro di quando sai che non lo farai, dovesse finire come il Titanic. Povera me, a volte mi faccio tanta tenerezza.

Thinking out (loud)

 

Io ti ho vista già, eri in mezzo a tutte le parole…

No, non era questo che volevo dire.

…sempre senza disturbare, che non si sa mai.

Ecco.

No ma poi.

C’era una volta,

tanti anni fa (!)

una me che si dichiarava mucca.

Come le mucche ruminava le cose, le informazioni, le persone. Pensava, pensava, pensava, e non si viveva molto le cose, eh.

E qualcuno, che non ne capiva abbastanza – ma con le migliori intenzioni, eh? la mucca lo sapeva e lo apprezzava tanto – beh, qualcuno che le voleva tanto bene le disse “basta ruminare!”. Come se fosse quello della Sambuca Molinari. “Basta! ho malditesta!”. No, senza malditesta, era per dire il tono.

Beh, la mucca allora cercò di ascoltare i consigli. Prima due anni di psicoterapia, certo. Però poi basta ruminare. Basta pensarepensarepensarepensa… che manca l’aria poi.

Soprattutto, la mucca iniziò a credere di non saper elaborare un pensiero compiuto. Lasciò sfide a metà. Lasciò correre per non rimanere col fiato spezzato nel rincorrere.

Lasciò andare le cause perse, e anche quelle che non valevano la pena.

E si trovò senza giudizio.

No, perché io non giudico. Si disse. Puàh!

Poi un giorno, o forse una sera, un tardo pomeriggio che le giornate iniziavano ad allungarsi, e la sua anima pure, desiderosa di spazio e di arraffare aria e vita. un pomeriggio dunque, si ricordò di essere mucca.

E che forse poi se masticava con attenzione dei giudizi ce li aveva pure lei.

E tutta sta storiella der cazzo solo per rispondere – forse – al post dell’altra sera.

 

Ciao.