“cosa ti aspetti da me…?”

misto a un “wake me up when september ends”, quando la tesi sarà scritta, il prof zittito, il caldo finito, la laurea, e subito dopo milano, alle porte.

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Non stare in piedi davanti alla mia tomba a piangere…

Non stare in piedi davanti alla mia tomba a piangere,
io non sono lì, non dorme la mia anima.
Sono il soffio di mille venti,
sono il luccichio della neve che brilla come diamanti.
Sono la luce del sole sul grano maturo,
un raggio di sole che splende d’estate.
Sono la leggera pioggia autunnale.
Quando ti svegli nella calma della mattina,
sono nella veloce alzante corsa di splendidi uccelli che volano in cerchio.
Sono la più alta farfalla che vola serena,
io sono tra le stelle che brillano nel buio della notte.
Sono nei fiori che sbocciano,
sono in una stanza tranquilla,
sono negli uccelli che cantano,
sono in ogni cosa bella.
Non stare in piedi davanti alla mia tomba a piangere.
Non sono lì. Non ti ho lasciato.

(Mary Elizabeth Frye, “Do not stand at my grave and weep”)

Sì, è uno spam. Grazie Akismet.

Questo e’ il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che per� in realta’ vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si e’ parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!”

Problemi di una tesi

il problema di quando non hai frequentato l’università per destreggiarti tra teorici, ma per capire cose pratiche, è che poi una tesi compilativa non la sai fare. non che sapresti fare una tesi sperimentale, sia chiaro, però il problema attuale è proprio che non sai fare una tesi.
allora ti guardi in giro.
chi la fa, tra i colleghi, usa un proprio metodo mentale. cerchi di adeguartici, ma non funziona, non ti senti a tuo agio a scrivere – tragedia.
chiedi quanto possibile al relatore: ma non potresti mai confessargli di essere una capra. al massimo, se è di ampie vedute, puoi fare la parte di chi saprebbe anche farla una tesi fatta bene, ma non ne hai tempo, hai altre priorità.
poi pensi a Morin, meglio una testa ben fatta che una testa ben piena.
la testa ben fatta ce l’hai, ma un po’ di pienezza servirebbe.
allora penso che si può iniziare da un paio di assunti.
una “tesi” da dimostrare più o meno ce l’hai.
non puoi però inventarti niente, perché lo studio dovrebbe essere moolto più approfondito. quindi devi prendere teorici dell’argomento, metterli a confronto, e suggerire deduzioni.
ma quali teorici?
ci vogliono fonti primarie e fonti secondarie: altrimenti, se le secondarie sono “pagate dalle imprese”, come sostiene il prof, le deduzioni non avrebbero alcun valore. aria fritta.
mettiamo che la mia tesi sia in merito ai bisogni degli attori che interagiscono nel mercato.
da una parte gli individui, dall’altra i produttori.
servono fonti primarie di sociologia del consumo, e di “marketing” (esisteranno poi fonti primarie di marketing?).
dove le prendi le fonti primarie, se non hai mai studiato seriamente sociologia dei consumi, e i siti delle biblioteche sono bloccati per manutenzione?
cominci a cercarli sulle fonti secondarie, annoti i nomi, e poi se sei fortunata li trovi in biblioteca? perché alcuni non sono disponibili neanche su ibs tanto che sono vecchi.
devi affidarti alla biblioteca.
domani andrò in biblioteca, e vedrò cosa trovo di utile.

…poi. metterli insieme.
mettiamo che ho già preparato lo scheletro, il percorso concettuale che da un punto di partenza X mi porta a un punto di arrivo Y.
devo prepararmi i concetti, e sperare di trovarli nei libri disponibili in biblioteca.

poi mettere tutto in forma impersonale. “bisogna osservare…”, “se Tizio dice…allora l’individuo sarebbe…”, “ma Caio invece…” “e allora…”.

per non andare in ansia, quella che non ti fa venire le parole… pensa che non è la tesi della tua vita, non è l’opera maxima della tua vita, si tratta di una formalità di cui non frega nulla a nessuno, ma che serve per passare allo step successivo.
Quindi.
1)Modera le aspettative.

2)Pensa per step.
Prima lo scheletro. Poi i concetti. Poi le fonti che attestano la validità dei concetti. Poi metti tutto insieme. (normalmente bisognerebbe prima esaminare le fonti, e poi trarne i concetti, poi organizzare lo scheletro nel dettaglio, credo. ma mò che ho fatto lo scheletro sulle fonti sbagliate che faccio, lo butto?) comunque, per step.

3) regolarità nello studio.
tutte le mattine almeno 4 ore con le fonti a disposizione. poi diciamo almeno 4 pomeriggi a settimana dovrebbero bastare. una volta a settimana verifica se hai tutte le fonti necessarie e aggiorna la bibliografia.

3bis) bibliografia: scegli prima lo stile delle annotazioni, poi inizi a mettere le note. quindi devi farlo prima di iniziare a organizzare seriamente lo scheletro con le varie fonti.

4) un programma massimo e un programma minimo.
es. il 24 ho ricevimento. programma massimo: ho due settimane per scrivere, potrebbero venirne anche 30 pagine con interlinea doppia. poi 3 giorni per correggere. programma minimo: 16-20 pagine con interlinea doppia, sempre 3 giorni per correggere.
il prof preferisce che gli si porti poco, ma fatto benebene. io però vorrei finire il capitolo per questo mese, quindi punto a 30 pp. vediamo che succede.

…per ora può andare.

il bello delle parole scritte

è che in realtà puoi capire quelcazzochetipare.

Non c’è tono, gestualità, sguardo, indicazione o correzione per dover capire solo una e una cosa soltanto. è un po’ come per le poesie.

m’illumino d’immenso.

e quindi? può significarmi diverse cose. non faccio esempi, non è questo  che mi interessa.

poi io in realtà sono una pazza maniaca perché anche quando una persona parla cerco di capire cosa vuole – consapevolmente – dire, cosa vorrebbe – se non ci fossero scrupoli o freni inibitori – dire, cosa sta – tra le righe, inconsapevolmente – dicendo… cosa non vuole ammettere a se stessa. e quindi, o mi si odia, o mi si ama. e non è per sempre.

ma a parte il mio delirio di onnipotenza.

il bello del blog è che puoi anche farti un’idea di una persona in base all’insieme dei post che leggi. come se le bozze non pubblicate non esistessero – forse non esistono, il blog è per pubblicare – rendere pubblico – mica per conservare ebbasta.

e insomma leggi un blog, lo rileggi, sembra un caro vecchio amico che sta lì e ti racconta storie, e ti ricorda le lezioni che hai -ha – imparato.

poi un giorno lo rileggi e ci scopri un sacco di doppi sensi, ipotetici, potenziali o reali.

scopri che anche tu, forse, fai parte dei cattivi di quella storia. ci sei entrato dopo, quindi doppiamente colpevole. inconsapevolmente colpevole.

ma siccome abbiamo rigettato il concetto di colpa per orientarci a una filosofia dell’accettazione e del guardare oltre, il dado è tratto, i giochi sono fatti, jamme a verè…

quello che rimane è lo stupore.

stupore

di tanti sciocchi errori.

non colpa ma proprio

stupore.

davvero? io? tu? maddai! l’avevamo scritto così chiaramente che noi no, non volevamo, non avremmo mai potuto…

ma forse in realtà queste lezioni non c’erano. le ho associate dopo a quelle parole.

ecco, il bello, la magia delle parole scritte, è che se sono belle, godono di saggezza post-attiva.