Se guardi Dawson’s crack mi muori di Overdawson

 La storia che tutti noi avremmo voluto scrivere, o almeno leggere, la VERA storia di Dawson’s crack!

Se guardi Dawson’s crack mi muori di Overdawson.

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L’amoreperisocialnetworkèbellofinchèdura.

Immagine “Mi sono tolta talmente tanti dubbi, che dovrei avere una quantità di certezze”, io e il mio fidanzato, all’ennesima delusione nella ricerca delle Scarpe Perfette Per Me

La gente non vuole morire. E allora procrea, fa sacrifici immensi ed imprese eroiche per essere ricordata: oppure li compra.

La gente vuole essere ricordata, altrimenti è come non essere esistita. E allora scrive, e si costruisce una fama su un social network pratico, funzionale e umanamente costruttivo come facebook. E lì con i “blablablablablablabla! e blabla?” ma il top lo si raggiunge con “194 Tizi hanno condiviso Blabla tramite Caio, dì che ti piace prima di tutti i tuoi amici”, insomma rapporti veri, rapporti profondi.

– Sì, io studio comunicazione marketing web media social blabla e quindi? ora sto parlando da utente. –

e mi sono frantumata la pazienza a furia di cercare di trarne qualcosa di buono. Stamattina per radio “la crisi del 7° anno di facebook”. Con Zuckerberg che da perfetta mogliettina isterica e pettegola continua a imporre a tutti un livello di privacy sempre più basso, è questo il prezzo da pagare se vuoi vedere i tuoi amici per la partita, devo esserci anch’io e contarti le sigarette, le birre, e gli sguardi nel vuoto. (sì, meraviglia anche me l’averlo paragonato a una donna). E diciamo che non è il modo migliore per superare la crisi del settimo anno, anche se, devo ammetterlo, non sono una terapeuta di coppia.

E insomma la gente, sempre se questo termine ha un qualche valore, così generico, scrive, ma non legge.

Si mette in moto un circolo vizioso: tu scrivi? ah-ah, molto bello, anche se io lo scriverei meglio…eppoi non sono d’accordo con questo e questo e questo… – riflessione immediata: “cani e porci scrivono e io li leggo pure, ma io saprei fare meglio, non vale la pena perdere tempo a leggere, tanto vale che se trovo il tempo scrivo” – azioni concrete: non ho mai il tempo di scrivere un libro della mia vita e della mia giornata, di quando vado in lavanderia e c’è il micio che  gioca con il cagnetto, però su, dai, potrei de-scriverlo un po’ per volta su facebook, poi un giorno lo riguardo, magari a capodanno che è tutto così profondo e significativo, e lo stampo e lo mando a qualche….mh…come si chiamano quelli che fanno i libri? librifici? – oh che carina questa, la condivido! – che palle, sempre le solite stronzate, giuro che userò fb solo per cose importanti come gli auguri di compleanno, le foto delle feste e le partite della mia squadra del cuore! – ora mi cancello…ma poi resto tagliato fuori dal mondo! …che dilemma.

La gente vuole scrivere, e ringraziando Zuckerberg, si sono tolti dai cogl***i dai blog. Quindi, forse, sarò l’avanguardia del ritorno dei nulladicenti sui blog. l’amoreperisocialnetworkèbellofinchèdura.

Foto profilo identità specchio…

ti cerchi in un milione di foto su un hard disk traditore che perde e sperde i file, in un volume di file che il mio portentoso aggeggino ci mette qualche minuto per fare una ricerca per parola chiave…e alla fine non trovi quello che cerchi. non ti trovi. non sei in quella foto. neanche in quell’altra. certo, sei passata di lì. ma ora dove sei? quelle lì sono tracce. e con la perdita di cellulari e hard disk, e la rottura della macchina fotografica prediletta, le tracce negli ultimi due anni sono molte meno. sarà anche che sono diminuiti gli ululati di dolore e di solitudine, certo. ma non per questo non ti sei mossa, anzi. falcate. chilometri. migliaia di chilometri.

incredibile che questa bella riflessione nasca dal fatto che cercavo una foto per il profilo facebook.

ti cerchi e non ti trovi. nell’armadio, nei saldi, neanche nei nuovi arrivi. nella musica. nei diari. sì, ok, sono passata di qua, e prima o poi andrò anche a spasso per gli anni ’60, ma non c’è jeans né borsa che mi dica dove sono ora. non c’è foto, non c’è taglio di capelli, soprattutto!, non c’è felpa.

ecco, forse, spiegata questa semimania per il lavoro: io qui mi conosco e mi riconosco. qui sono io.

non mi trovo nelle facce di chi ha delle aspettative nei miei confronti. non mi trovo nel mancato orgoglio di Quel volto. non mi trovo nelle parti assegnate, non mi trovo nei sensi di colpa e negli impegni presi. non mi trovo.

ecco qual’è il gusto di cucirsi una borsa. sei sicuro che male che vada sarà un buon tentativo, quantomeno originale.

poi ti accorgi che non tutti hanno questa immaginazione. non tutti riescono a immaginarsi la PROPRIA borsa, una cosa che la vedi e dici “mia”…cioè la vedi e lo pensi, ma non è frequente che la IMMAGINI e lo pensi. l’immaginazione è poca (“e la papera non galleggia!” direi).

così me ne vado a un corso di scrittura creativa.