Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate.
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l’aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare,
lasciami sognare in pace…
Non lo so che sto combinando. So che certe cose non mi vanno giù, ma non so bene perchè. So che devo assecondare le mie necessità, ma non so se sono sane, non so da dove vengono nè dove vanno. Penso alle papere. Che era meglio nascere papera. Che è meglio campare alla giornata con piccoli, vacui, progetti imprenditoriali senza pretese.
ora prendo un po’ di soldi, li metto su una carta, li investo per produrre e vendere le mie idee creative. risultati prospettati: sfogo creatività, soddisfazioni nella vendita, guadagno minimo, esercizio di tecniche e capacità di marketing.
Ho bisogno di mettermi in moto secondo i miei ritmi per questo settembre, senza star dietro a tempi, necessità, paranoie altrui. Avrei bisogno di uscirmene di casa, in altre parole. Poi magari se la vendita delle t shirt funziona lo faccio. Con i guadagni. Magari.
Avrei bisogno di un viaggetto. Domani prendo un po’ di soldi e lo prenoto.
Col cucito sto migliorando, anche se il tempo che perdo a dormire potrei dedicarlo a migliorare ancora.
Cosa mi manca? non lo so. sto meglio di prima, ma divento sempre meno tollerante…
non lo so, me l’han fatto venire postumo. perchè perchè perchè? perchè per un comunicatore il colmo è essere incompreso, forse. perchè ci ho messo il sangue, ci ho BUTTATO il sangue, e non riesco ad accettare che non sia apprezzato? perchè non esistono sistemi win-win reali? e qualcuno deve necessariamente rimanerci male? perchè non ho effettuato una buona analisi del contesto e di valutazione del “pubblico”, perchè avrei potuto prevedere che “qualcuno” si facesse male?
perchè sono delusa che chi si porta la bandiera del “parl’n'facc” alla fine aspetta che qualcunaltro lo faccia al suo posto? perchè sono delusa che la prima impressione di me possa essere “se l’avesse fatto a me….!”…perchè il diretto interessato probabilmente non verrà a dirmi “stronza” nè “scusa” nè “siamo pari”, e chi ha ricevuto il regalo non ha detto “grazie”.
solidale nella coordinazione. soli-dale. accordo di solitudini?
prese decisioni in condizioni di incertezza, comunicate bene, paraculata allo stato puro.
eppure? cos’è che non va?
forse quell’amarezza, la paura e il coraggio di dire “ho sempre tentato…”…l’amarezza, la rabbia, la frustrazione altalenanti, nel rendersi conto che sono in pochi a tentare, i più si adagiano.
essere svegli significa che non dormi come tanti altri. che devi imboccarli col cucchiaino. che devi rincorrerli per pregarli di ascoltarti e seguirti, lì, un passo avanti (e già vuol dire che ne hai fatti un paio indietro, perchè ti capiscano).
essere intuitivi, essere “avanti”, che massacro.
e vorresti fare “o scem pe nun gghì a ‘uerr” (Nonna quanto manchi)
Poi pensi…e capisci che devi rispettare te stesso. e allora ti imponi.
e il risultato? un fantastico muro di granito.
Penso che devo completare questa favola che si sono raccontati. Fare la brava bambina, farli contenti, completare il ciclo che si sono prefissati, uscire di casa,e finalmente vivere la mia vita, le mie necessità, la mia età…finalmente non basare il mio rispondere o stare in silenzio sulla responsabilità dei loro litigi.
- Ottusa. – Tu non capisci. (non capisci neanche quanto fa male dirtelo)
- Non porti così. – allora neanche tu.
una frustrazione che è un dolore quasi fisico.
Non essere abbastanza. Mai all’altezza. Se la meritocrazia esiste, non è qui.
Non c’è bisogno delle dimostrazioni fisiche per far male. E comunque non è così che riuscirai ad “educarmi”.
c’è bisogno di silenzio. di solitudine. per far parlare tutto quello che c’è dentro.
te ne accorgi quando sei altrove e ti perdi nei pensieri, ma a volte non ci fai caso.
c’è bisogno di spazio per essere sè stessi. di non avere aspettative, neanche da sè stessi.
quanti limiti che ci poniamo da soli, quanti schemi, quanti obblighi.
eppure il limite principale è un obiettivo, laurearmi bene e in fretta, e continuo a condividerlo. ma forse il fatto che mi venga da dire proprio “condividerlo” lascia intendere che questo obiettivo non sia mio.
c’è bisogno di trovare spazio nel pubblico, nel sociale, in base alle proprie capacità effettive, e alle proprie capacità potenziali.
c’è bisogno di dire “io non lo so fare, ma so fare altre cose, e non sono da poco”. e lo sto facendo.
c’è bisogno di vento.
(…)
giugno ha il vento delle possibilità, e io sono qui seduta n mezzo al vento, la piazza del vento, passeggio tra i decumani del vento – e nel mentre riconosco anime inquiete… e do la possibilità a questo giugno di mantenere le promesse del vento… come se poi la soluzione potesse arrivare da fuori…
(e a volte pensi che il destino è vestito come un uomo comune, e guardi i volti e cerchi di riconoscerlo, e pensi che non puoi sapere dove si nasconde, e che probabilmente è “stiloso”, e gira in vespa…)
Io lo so, è quando meno te l’aspetti…è che nel lungo periodo del non aspettarmelo, nel picco della parabola della non attesa, non è accaduto, e me ne accorgo ora che la parabola riscende…
(…)
giro da sola ed è bello, tanto bello che penso di scriverlo, tanto bello che lo leggeranno – penso -, tanto bello che potrebbe “vendere”….che tristezza l’imprenditoria ipotetica di 20enni senza altre speranze credibili….venderemmo l’anima…
un nuovo inizio universitario. forse l’ultimo inizio di questo tipo, magari il prossimo sarà lavorativo. Sarebbe bello catalogare la propria vita per inizi, anzicchè per delusioni, come spesso si usa fare.
tornavo da una sana sudata in palestra, e guardavo la luna…uno spicchio, ma in controluce c’era tutta, illuminata di riflesso da questo sporco pianeta che abitiamo noi…ed era candida…buia ma candida…limpida….così com’è, da lontano, ma era Lei, mica un’altra. e simbolicamente non mi dice nulla, ma negli occhi…metteva candore…portava candore…boh.
viene da cantare “c’è una nuova luna stasera” …
ma magari non è luna nuova.
sta di fatto che poi cantavo
e pensavo a quando ho conosciuto questa canzone…quanta spensieratezza ho preteso, quanta leggerezza mi sono arrogata, e quanto semplicemente stavo bene a canticchiare….spiragli di emozioni cristallizzati per godere della breve pausa estiva…ma magari egoisticamente…ma magari niente, ero io, sono io, e la storia ci dirà chi aveva torto…o magari non ce lo dirà.
però…semplicemente…sempre molto semplicemente…filtra tanto affetto da queste canzoni.
….un anno fa….ero preoccupata per un’animo buono e grande, senza volto, …e per la sua famiglia….in cui inconsapevolmente stavo entrando….e un sorriso grande, timido e un po’ imbarazzato, ma caldo quanto un abbraccio…lo mando a Lui.